Spazio Vacante

DIVAGAZIONI
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Francesco è un oste prezioso. Lavora a Venezia, in una malvasia affacciata sul canale, ma le piccole finestre del locale si vede lontano. Si vedono tutte le coste dell’Adriatico, dalla Croazia alle Marche, dalla Grecia alla Slovenia, ed è grazie al vino che sceglie personalmente che lo sguardo di questo luogo è così peculiare. Con Francesco abbiamo parlato di lotte culturali e cibo, di America Latina e Venezia, di storie e di Storia. Abbiamo visto nascere ponti tra luoghi e situazioni distantissime, perché andare lontano è sempre un’occasione di comunanza. 

Siamo andati a trovare Luca Boffi, Alberonero, nel suo studio vicino al fiume Secchia, tra Modena e Reggio Emilia. Abbiamo parlato della pianura e dei suoi narratori, di come la solitudine e il vuoto possano essere strumenti per la poetica di un artista e di quanto, proprio nel vuoto, possa trovarsi il terreno fertile per l’incontro autentico con il mondo di cui siamo parte. Abbiamo chiesto a Luca quale fosse l’intreccio di produzione artistica e lavoro agricolo, per capire che forse “consociazione” non è un vocabolo utile solo a chi coltiva, ma anche a chi sente il bisogno di vivere diversamente con la propria inesauribile complessità di essere umano.

Abbiamo avuto la fortuna di divagare con Julia Coronel a casa sua, perché i contesti cambiano il significato delle parole. Julia ha fondato, insieme ad Andrea, Sottobosco libri, una biblioteca aperta che si trova a Rueglio (TO) e raccoglie libri molto diversi tra di loro, dai quali traspare una ricerca approfondita, appassionata e personale nei confronti di temi come l’ecologia, la cultura vernacolare, il femminismo, l’antropologia, la botanica. Ci interessava capire quale sia il rapporto tra una ricerca simile, attualissima, con un luogo che per abitudine definiamo fuori dal tempo, isolato nella mezza montagna canavese. Poi tutto ha preso la propria piega, fortunatamente, e siamo finiti a parlare dei libri, delle vite possibili, dell’essere stranieri, donne, della meraviglia quando si riconosce il proprio sentiero.

Per la quarta divagazione abbiamo incontrato Simone Scardino, un artista torinese che ha scelto di avere il proprio studio presso l’orto sociale Agrobarriera nel quartiere Barriera di Milano. 

Simone lavora sulla botanica, sulle piante che sono il filo conduttore di tutta la sua ricerca, insieme a un’attitudine delicata, attenta alla partecipazione. Abbiamo parlato di cosa vuol dire scegliere un orto come studio e, divagando, siamo arrivati a chiederci come questo modifica l’idea che si ha del proprio essere artista. Abbiamo parlato di orti urbani, dei miti che li accompagnano e di come i posti hanno la forza di cambiare le persone.

Ci sono casi in cui pratica e teoria, quotidianità e meraviglia, diventano i due capi di una corda che una volta annodati formano un cerchio perfetto. Andrea Staid è un antropologo, nasce a Milano, viaggia, scrive, incontra e condivide le esperienze e le riflessioni che lo accompagnano da vent’anni. Con lui abbiamo condiviso l’interesse per lo stare, per il rimanere, per vivere un luogo al di là dello spazio domestico, facendosi cambiare dalla comunità vivente di cui si fa parte. “Stare” è diventato, grazie anche all’incontro con Andrea, un verbo dinamico, pieno, generativo. È diventato un modo per ascoltare e parlare con un’altra voce, per riconoscere la legna buona da raccogliere, trovare i frutti lungo il cammino, per resistere, disertare, cambiare e per essere più leggeri sulla terra. Con lui abbiamo parlato di come la vita quotidiana può diventare un grande laboratorio di cambiamento.

Siamo arrivati a San Martino di Busca (CN) alle dieci del mattino.

Ci aspettava Elia Lamberti nel cortile dell’azienda vitivinicola di cui è socio, Braccia Rese, una realtà nata quattro anni fa ai piedi della Val Varaita, sulle colline che precedono l’inerpicarsi della montagna. Braccia Rese è una società agricola nata nel 2019 da Livio, Giovanni ed Elia. Ognuno di loro ha messo nel progetto il suo sapere, la sua fatica e soprattutto le idee che lo rappresentavano. Fanno vini, lo fanno ragionando su cosa significa “fare vino”. Anche oggi, in un momento in cui il vino “naturale” sta vivendo un’improvvisa notorietà. Hanno un piede nel vino “cool” e l’altro dentro l’agricoltura più sincera e concreta. Sono due piedi ben piantati per terra, con una testa che frulla sempre.

Abbiamo parlato di cosa si provi a decidere di vivere ai “margini” e di come dai margini possono germogliare nuove connessioni grazie a necessità pratiche e quotidiane.

Per la prima conversazione abbiamo parlato con Giulia Soldati, designer, ricercatrice, panettiera, feeder. Abbiamo parlato di cibo e corpo, di ricordi e di tatto, soprattutto della cura per chi e cosa ci sta intorno, una cura di cui cibo e mani sono maestri. 

Giulia ha cominciato nel 2016 con Contatto, un’esperienza che vuole avvicinare gusto e tatto, corpo e alimenti. Poi è passato tempo, il tempo per far sedimentare alcune cose e per farne nascere mille altre. Ricerche, studi, progettazioni e tanto pane sfornato negli ultimi anni. Certe cose al posto di scorrere via nel tempo, diventano sempre più radicate e profonde con gli anni.

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